E' tardi.
La notte mi avvolge i pensieri, ma essi continuano a muoversi impetuosi cercando di trovare la loro strada, un loro ordine...
E così lascio i miei pensieri notturni, che nascono e rimangono qui... come una sorta di "riflessionario"...
Chi sono
Nome: Claudia Una viaggiatrice sensoriale di questo mondo
Oggi ho messo gli stivali
Piove
non ho potuto evitare di farlo
Mettermi gli stivali per non sentire
la pioggia
sulla pelle
sulla faccia
Ho messo gli stivali per proteggermi
Il freddo da fuori arriva dentro
o è da dentro che arriva fuori?
Guardo un cielo amico
piove e non faccio altro
che bagnare il mio volto
........................................ L ' A Q U I L A ................................................................
Ora sono solo puntini di sospensione. Tra me e il passato.
Tra me e la bellissima L'Aquila.
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Chiudo gli occhi e cerco di vederla.
La trovo e ricordo la sua incantevole bellezza. Di città storica e culturale che ti guarda mentre tu passi, mentre la guardi, mentre non la guardi.
Le montagne.
I sorrisi della gente... la gioia dell'aria della neve.
Dove fa più freddo ci si stringe di più tra il calore delle persone.
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Dove sei ora?!?
Nella memoria? Nel futuro?
No, sei nella realtà.
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Fatta di uomini e donne. Di giovani e bambini. Di gioia e sacrifici.
Di speranza e fiducia.
Mai più dolore. Mai più.
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Eppure basta poco.
Parole vere, fatti reali, detti senza mezze misure.
La verità.
E' possibile poter smuovere le coscienze con questo?
Penso proprio di sì.
E' possibile poter smuovere gli italiani con questo?
Penso proprio di no.
Perché, nonostante questo stiamo tutti a guardare,
ad aspettare che avvenga il miracolo.
Ma il problema dell'italiano medio è proprio far muovere il suo beneamato posteriore.
Ed è per questo che il miracolo difficilmente potrà mai avvenire.
IL CINEMA NEL SUO RAPPORTO CON LO SPETTATORE Leggi ancora...
Un articolo, il primo di una serie, davvero interessante riguardo i meccanismi e le dinamiche dei processi di identificazione che si hanno nel cinema, redatto da Elisa Ignazzi.
"Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate
perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza".
Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
tratto da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=662
"Perché la protesta diventa una questione di partito, di sinistra e di destra,ma i miei pensieri non sono né rossi né neri. I miei pensieri hanno le sfumature di Monet, i miei pensieri hanno l'intensità di Tiziano, i miei pensieri hanno la forza di van Gogh"
Una volta una persona speciale mi disse che il sentimento più complicato e difficile è l'amicizia.
Sì, proprio l'amicizia e non l'amore. Perché l'amicizia vera è un sentimento che non può pretendere o avere niente in cambio come invece accade nel sentimento dell'amore.
L'amore è un sentimento fra due persone si da e si riceve, in un'interscambio mentale e fisico.
L'amicizia vera va oltre tutto questo, va oltre l'interscambio, va oltre le distanze. E' il sentimento più bello e puro che possa esistere.
Sono felice perché io ho avuto la fortuna di conoscere l'amicizia di persone davvero speciali, tra cui la persona che mi ha insegnato che l'amicizia è tutto questo e anche di più, è quella forza necessaria per sentirsi meno incompresi e soli nella vita.
Sono felice perché ho la fortuna di conciliare amore e amicizia e questo è davvero il massimo che si può avere dalla vita.
Vorrei scrivere milioni di parole riguardo quello che sento in questo momento.
Ma mi rendo conto che le parole non servono a nulla proprio in questo momento.
Non vedo il futuro del mio paese molto roseo e pare che non molti se ne preoccupino più di tanto.
Eppure tanti si lamentano.
Eppure le lamentele ormai sembrano inutili e superflue.
Il mio paese è logorato da un brutto cancro alimentato soprattutto dalla gente che fa il mio paese.
E' per questo che le lamentele non hanno senso.
Mai come prima d'ora ho avuto il timore di un baratro che sta avvolgendo lentemente e amaramente la libertà e la democrazia. E questa lacerante sensazione è davvero spaventosa.
Queste sono solo riflessioni di un individuo pensante e di una mente libera. Niente di più e niente di meno.
Figlia delusa.
A volte nella mia famiglia ho come l'impressione di non esistere... eppure mi impegno così tanto per cercare di far vedere che valgo, che sono in grado di fare tante e diverse cose, ma è come se non facessi niente.
Come mi si può dire da un momento all'altro: "tu sei poco aggiornata e informata, dovresti farlo perché in quello che forse farai in futuro ti servirà essere aggiornata su tutto..."
Vivo da una vita con loro eppure non sanno nulla di me. E qualsiasi cosa faccia non si rendono conto proprio di niente. Come se non ci fossi, come se non facessi nulla.
E pensare che la maggior parte delle cose che ho fatto e che faccio nella mia vita le faccio per fargli vedere che non sono una figlia stupida e superficiale, che ho le mie capacità che so fare tante cose, che so tante cose che molti non sanno, che so usare la mia testa, che mi impegno con tutta me stessa in quello che mi viene detto di fare, anche nelle cose in cui magari sono meno capace. Ma è tutto inutile.
Buona parte delle cose che vivo le faccio anche per loro e pare che non serva proprio a nulla questo mio impegno. Che paradosso.. forse dovrei davvero iniziare a fare le cose solo per me stessa e non pensare più a nessuno. Ma io non sono così, non ci riesco.
Sono triste, delusa e rammaricata. E sento che qualsiasi cosa faccia per loro sia totalmente inutile, sia solo una perdita di tempo perché mai noteranno le mie capacità o i miei successi, che esisto e che vivo per loro.
Odio la mia insicurezza, le mie paure e so perché sono così, perché le persone a cui tengo di più non hanno mai approvato niente delle mie scelte, delle mie capacità... e perché nella mia famiglia essere donna è il primo motivo per non contare molto nella vita di tutti i giorni. Figuriamoci per tutto il resto.
Per fortuna che c'è Simone nella mia vita.
E come per incanto un po' di serenità riesce a tornare nel mio cuore. Come il sorriso sulle mie labbra.
Grazie per il tuo amore.